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    April 28

    Olimpiadi 2008: Adidas e Nike sfruttano i lavoratori in Cina

                                          
    Adidas, sponsor dei Giochi Olimpici di Pechino e di numerose squadre nazionali, ma anche Nike e New Balance sono le ditte denunciate dal rapporto della Play Fair Campaign 2008 (PF08) per "violazioni dei diritti dei lavoratori" del settore dell'abbigliamento sportivo. Rilanciato in Italia dall'associazione 'Abiti Puliti', il rapporto "Vincere gli ostacoli" (in .pdf) rivela come le ditte spendano milioni di euro in sponsorizzazioni mentre i lavoratori continuano ad essere sottoposti ad orari di lavoro massacranti e ricevono salari da fame. "In Cina i lavoratori incollano le scarpe sportive per meno di 2 dollari al giorno e cuciono palloni per 50 centesimi di dollaro l'uno". Il rapporto fa luce anche sulle condizioni dei lavoratori che cuciono palloni sportivi in Thailandia, India e Cina. Alla Joyful Long sul Delta del fiume Pearl in Cina che fornisce Adidas, Nike, Umbro e Fila, lo straordinario può arrivare a 232 ore al mese mentre i salari medi sono quasi la metà del minimo legale. "Non abbiamo risparmi perciò non abbiamo soldi per le emergenze. Una volta ho dovuto impegnare la mia bombola gas per la cucina per avere il denaro necessario a curare mia moglie in emergenza. La situazione è simile per tutti noi. Un mio amico ha venduto persino il suo sangue per avere i soldi necessari a fronteggiare una emergenza" - dice un confezionatore di palloni a domicilio in India. Attraverso la petizione sul sito www.catchtheflame.org la Campagna chiede condizioni dignitose per i lavoratori che producono per le Olimpiadi. "Partecipando alla staffetta alternativa della torcia tutti possono mandare un messaggio chiaro: se vogliamo che i Giochi Olimpici siano equi, devono innanzitutto essere dignitose le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici che producono per le Olimpiadi" - conclude la Play Fair Campaign.
     

    Scurdammoce 'o passato

    L'incredibile storia di un indiano dimenticato per 35 anni in carcere
    Ha passato 35 anni in prigione, non perché colpevole, ma perché tutti si erano scordati della sua esistenza.
    35 anni , passati senza poter parlare con avvocati o familiari. Kashmir Singh era un commesso viaggiatore. Potrà rimetter piede nel suo Paese dopo aver ricevuto la grazia del presidente Musharraf.
                                         
    Il 7 marzo ha lasciato la prigione di Lahore, in cui aveva passato più di metà della sua vita. “Rivedo per la prima volta la luce e la confusione, è come se fossi in un altro mondo. Sto ridendo, come non mi succedeva da 35 anni”, ha detto Singh alla tv pachistana 'Geo'.
    Il ministro per i diritti umani pachistano Ansar Burni aveva spiegato il suo incontro casuale con il detenuto: “il signor Singh era un ex poliziotto di Hoshiarpur nel Punjab, poi divenuto commesso viaggiatore di transistor. Durante un suo viaggio a Rawalpindi venne arrestato”.
    Per la presunta spia era stata chiesta la pena di morte nel 1979, poi i cambi di regime in Pakistan avevano fatto cadere nel dimenticatoio il suo caso. Nel corso di decine di cambi di penitenziario, di Singh si erano perse le tracce, perché veniva registrato nei penitenziari col cognome di Ibrahim. Da 24 anni il commesso viaggiatore non riceveva più notizie dai suoi avvocati e dalla famiglia. “L'ho cercato per anni – ha detto il ministro dei Diritti umani – ma a causa del cambio di cognome non si riusciva più nemmeno a capire in che prigione fosse finito. Durante una visita in un penitenziario di Lahore, a dicembre, ho conosciuto un uomo il cui caso mi suonava familiare. Il direttore della prigione mi disse di non avere ben chiaro il suo passato giudiziario. L'ho fatto chiamare e abbiamo ripercorso tutta la sua vicenda. Era l'uomo che cercavo da anni, e che il ministero della Giustizia si era dimenticato da anni. In poche settimane ho ottenuto la grazia del presidente per lui, ma abbiamo dovuto attendere due mesi per ottenere tutti i permessi dalle prigioni dove era passato e poterlo finalmente liberare”. Singh è adesso un signore canuto ultrasessantenne che si potrà godere la pensione nella città natale. Di sicuro non può tornare a fare il commesso viaggiatore di transistor. Un bene che non è più in commercio da anni. Intanto centinaia di altri cittadini pachistani e indiani sono prigionieri senza processo e senza contatti con l'esterno nelle carceri dei due Paesi, vittime delle tre guerre di frontiera combattute dai loro governi in 60 anni.
    April 19

    Il Papa all'Onu: "Rispetto dei diritti e libertà di religione"

    L'atteso intervento davanti all'Assemblea generale: "Garanzie contro la violenza e per la sicurezza". Ratzinger parla anche in francese
    Discorso terminato tra gli applausi. Pace fatta dopo l'aspra polemica di dicembre Poi breve visita alla sinagoga di New York. Donna ebrea gli bacia la mano

                              

    NEW YORK - "Rispetto dei diritti unica vera via per la sicurezza"; "libertà di religione anche nella sfera politica"; "il diritto dell'Onu ad intervenire a tutela delle popolazioni", una missione che l'accomuna con il ruolo della Chiesa cattolica nel mondo e "il diritto a vivere pubblicamente la propria fede". E poi il duro monito contro una ricerca scientifica che rischia di mettere in discussione "l'ordine della creazione", minacciando il "carattere sacro della vita" e arrivando a "derubare la persona umana e la famiglia della loro identità naturale". Sono i passaggi fondamentali dell'intervento di Papa Benedetto XVI davanti all'Assemblea generale delle Nazioni Unite in occasione del 60 anniversario della Dichiarazione dei diritti dell'uomo. Più tardi un altro appuntamento carico di significati: la visita a una sinagoga a poche ore dalla Pasqua ebraica.

    Il Pontefice, davanti all'Assemblea generale, è seduto su una poltrona bianca accanto al banco della Presidenza, parla ad un'aula gremita che lo ha lungamente applaudito al suo ingresso. Indossa il tradizionale abito bianco e ha deciso di parlare in francese. La traduzione è simultanea in decine di lingue. Il Pontefice ha parlato per circa mezz'ora e alla fine i 192 rappresentanti dell'assemblea delle Nazioni Unite si sono alzati in piedi per un lungo applauso. I passaggi chiave del discorso, il riconoscimento dell'azione umanitaria dell'Onu "alla cui attività la Chiesa è lieta di essere associata", mette fine alla guerra fredda tra Vaticano e palazzo di Vetro scoppiata a dicembre scorso quando Ratzinger attaccò durante l'Onu e "il relativismo morale che domina gli organismi internazionalie e dimentica la dignità dell'uomo".

    April 17

    Madre uccide figlia handicappata. Applausi.

     

     

    Il fatto risale al maggio 2005, in un paese a 15 chilometri da Parigi, la donna, che oggi ha 66 anni, dà un sedativo alla figlia Anne Marie di 22 anni handicappata psichica, poi la affoga nella vasca da bagno, ingoia un tubetto di barbiturici e attende la morte, al marito lascia un messaggio che dice:  «Scusami, Fernand, se ti lascio. Abbi coraggio, adesso, almeno tu. Anne Marie non se ne è nemmeno accorta, ti amo, Lydie». Ma ecco l’imprevisto, il marito rincasa prima del solito e la moglie è salva. Ieri il processo l’assolve dall’accusa di omicidio. Il pubblico in aula e i giurati applaudono.

     

    Qualcuno si è scandalizzato per l’applauso, diamine un po’ di contegno, io credo sia stato il gesto sincero dei presenti, la conseguenza di un modo di guardare alla vita che è diventato normale, non hanno pensato ad Anne Marie, ma alle fatiche di sua madre e di suo padre, a quei 22 anni di amore incondizionato dato ad una figlia cresciuta solo nel fisico, ma bisognosa di cure più di un neonato.      Del resto, perché scandalizzarci, gli handicappati si possono sopprimere prima che vengano al mondo tramite aborto, e nessuno ne ha pietà. Poi ci sono quelli come Anna Marie, handicappati a causa del parto, oppure, handicappati a seguito di un incidente, è logico che li si guardi come un peso, un errore, qualcosa che ci piacerebbe   togliere dalla nostra strada, averlo saputo, se ci fosse un esame che predice il futuro e dice che quel figlio che sta per nascere, bello biondo, paffuto a 10 o 15 anni rimarrà inevitabilmente handicappato, a causa di un incidente, i genitori che farebbero, chissà?        In Belgio il 95 per cento dei bambini con spina bifida viene abortito, in Inghilterra si sale al 98 e in Olanda abbiamo il Protocollo di Groningen per la legalizzazione dell'eutanasia infantile. Dietro alla parola “compassione” c'é solo il desiderio di eliminare gli invalidi, compassione si coniuga alla perfezione con la parola “eugenetica”. Sia chiaro, la vita con dei figli handicappati gravi è dura, spesso è fatta di rinunce e solitudine, ma è proprio questo che dovrebbe indicarci la strada, le famiglie che vivono questa esperienza hanno bisogno di una comunità che condivide, di supporti psicologici e pratici, non basta l’assegno di accompagnamento, quando ad accompagnare sei sempre e solo tu.Quando non hai un attimo di tempo per guardare in faccia tuo marito, quando dedichi ogni attimo della tua vita a quel figlio e ai suoi bisogni e soffri di sensi di colpa per non avere lo stesso tempo da dedicare agli altri figli, quando ti vedi invecchiare allo specchio, senti le energie venire meno e sei sempre impegnato ad accudire quel figlio fragile che non è mai cresciuto. Ti sale l’angoscia per il suo futuro, per il dopo, e a volte ti coglie lo sconforto per quei desideri buoni di vita, che non hai mai potuto soddisfare.

     

    La vera cultura della vita, è un’educazione al bene, all’accoglienza, e uno Stato che davvero volesse promuovere la vita dovrebbe anche sostenere e favorire tutte quelle esperienze che pure esistono, fanno da supporto alle famiglie con figli handicappati, inutile, come in questo caso, gridare all’eutanasia, dire che la povera Anne Marie era handicappata al 90% e quindi ucciderla è stato un gesto di pietà, una società che elimina i deboli non è una società che promuove la pietà, ma promuove una cultura che le si rivolterà inevitabilmente contro, la storia lo insegna.

     

    per saperne di più invito a leggere "la carta DEI DIRITTI DEI BAMBINI DISABILI"

    http://www.savethechildren.it/2003/download/pubblicazioni/dirittibambinidisabili/scdirittibambinidisabili.pdf

     

     

    April 15

    L'Aura - Basta!

     
    vedi il video
     
                                                  
     
     
    Sai che succede amica mia?
    C'è chi ora prova a portar via
    Sogni giovani che il tempo cullerà,
    Pieni di libertà
    Gente che resta e che va via
    Colpa di un uomo o della democrazia?
    Dai peccati Madre Guerra assolverà
    Chi la venererà!
    C'è qualcuno là
    Che ci aiuterà
    A dire "Basta!"?
    C'è qualcuno là che
    Fermare potrà
    La violenza?
    Sai che succede amica mia?
    Quella che oggi è una bugia
    L'indomani per qualcuno evolverà
    E sarà verità
    C'è qualcuno là
    Che ci aiuterà
    A dire "Basta!"?
    C'è qualcuno là che
    Fermare potrà
    La violenza?
    C'è qualcuno là
    Nell'immensità
    della terra?
    C'è qualcuno là che
    Vivere saprà
    Con la testa?
    Quante pietre da scagliare
    Tiene in serbo,generale,
    Il suo esercito di frode ed empatia?
    Quante sono le persone
    Che in nome del Signore
    Finiranno nella cenere?
    C'è qualcuno là
    Che ci aiuterà
    A dire "Basta!"?
    C'è qualcuno là che
    Fermare potrà
    La violenza?
    C'è qualcuno là
    Nell'immensità
    della terra?
    C'è qualcuno là che
    Vivere saprà
    Con la testa?

    Oggi un amica era alla ricerca di una frase che indicasse il disegno che Dio ha su ognuno di noi, riguardo alle scelte da fare, ai bivi da scegliere, alle esperienze da fare al cammino da percorrere... un'altra invece con grande voglia mi esprimeva la sua voglia di lanciarsi, di azzardare...facendo trapelare la voglia di vita e di coraggio... poi oggi il visonline ha toccato tante tematiche di cooperazione e di diritti umani...poi un amica un pò confusa... mi sentivo un pò frastornato... dove voleva condurre questa giornata? Non riuscivo a apire.... Il Signore mi ha accontentato... questa canzone mi da la risposta! Buon ascolto a tutti!

     

     


    April 11

    Più ricchi ma non per questo più felici

     ufficiale: la ricchezza non porta con sé la felicità. O almeno, non la porta ai britannici. Che oggi sono due volte più benestanti di quanto non lo fossero vent'anni fa... E l'ironia sta tutta qui: ci si ammala di meno, si vive di più, si comprano più cose, ma poi in fondo non cambia nulla - e si è infelici più a lungo.

    LONDRA - E' ufficiale: la ricchezza non porta con sé la felicità. O almeno, non la porta ai britannici. Che oggi sono due volte più benestanti di quanto non lo fossero vent'anni fa - e ciò nonostante l'indice di felicità del popolo britannico non si è mosso di un millimetro. E' la fotografia scattata dall'ultimo rapporto dell'Ufficio Nazionale di Statistica (ONS) - che ha rilevato inoltre come gli abitanti del Regno Unito siano diventati anche più sani, oltre che più ricchi. Eppure, se si guarda al dato relativo alla soddisfazione delle persone, dal 1973 a oggi è rimasto sempre uguale: 86% del totale. Quindi, per essere felici, non conta una maggiore agiatezza e nemmeno una maggiore longevità. Secondo l'ONS questo è un perfetto esempio del 'Paradosso di Easterlin', una teoria che vuole il declino del rapporto tra ricchezza e felicità dopo che un certo livello di agio viene raggiunto. 'In Gran Bretagna, come del resto negli Stati Uniti e in molti altri paesi', ha detto Paul Allin, dell'Ufficio di Statistica, 'il livello di felicità delle persone si è mantenuto costante, nonostante il livello di ricchezza reale sia invece cresciuto notevolmente'. I dati mostrano infatti come il reddito netto britannico sia cresciuto, dal 1987, da circa 63mila euro annui a 142mila, per nucleo familiare. E se nel 1971 i britannici avevano a disposizione circa 6.200 euro per gli acquisti, oggi questa stessa somma tocca quota 16.200 euro. Una maggiore floridità che ha portato lavastoviglie, cellulari e lettori CD nelle case di tutti i britannici. Due terzi delle famiglie britanniche, ad esempio, possiede oggi un computer - mentre nel 1997 erano un terzo. Ma oltre ad avere più soldi, i britannici del 2000 vivono più a lungo e sono più sani dei loro padri. Nel 1971 l'aspettativa di vita era di 69 anni per gli uomini e 75 per le donne. Oggi, invece, si parla, rispettivamente, di 77 e 82 anni. Per quanto riguarda invece la salute, se nel 1971 l'indice di mortalità per attacchi di cuore o ictus era 6.936 ogni milione - uomini - e 4.285 - donne - oggi si è passati rispettivamente a 2.462 e 1.559. E l'ironia sta tutta qui: ci si ammala di meno, si vive di più, si comprano più cose, ma poi in fondo non cambia nulla - e si è infelici più a lungo. 

    April 08

    Olimpiadi: dopo le proteste la Cina “blinda” le frontiere

    Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Con l’approssimarsi delle Olimpiadi e la crescita delle contestazioni, la Cina rende più arduo ottenere i permessi d’ingresso nel Paese. Frontiere Resi più difficili i visti d’ingresso e sospesi quelli brevi da Hong Kong, per paura dell’arrivo di contestatori. Esperti: è una prova di debolezza. Intanto il Comitato olimpico discuterà se fermare il viaggio della torcia, dopo le proteste di Parigi e Londra. Già iniziate le contestazioni a S.Francisco.      
    Da Hong Kong, sede di molte ditte multinazionali, è sempre stato possibile agli stranieri ottenere permessi-brevi d’ingresso, rilasciati nei posti di controllo doganale. Ma ora sono stati sospesi “per ragioni tecniche” collegate “al nuovo sistema del computer” e, almeno fino ad ottobre, tutti dovranno chiedere il normale visto d’ingresso tramite ambasciata o i prescritti uffici. Sono stati pure aboliti i visti d’ingresso “multipli” (validi per più entrate). Non è un problema per i turisti, ma un grave disagio per chi ha interessi economici che richiedono una presenza frequente e tempestiva. C’è la volontà di impedire l’entrata di attivisti pro-diritti umani, per timore di proteste durante i Giochi. Ma esperti commentano che la Cina dimostra così quanto tema le proteste pubbliche e il governo dà una prova di debolezza: non appare impossibile individuare, anche alle dogane, chi vuole creare problemi, ma Pechino vuole evitare qualsiasi protesta, anche episodica. Intanto dopo le manifestazioni di Londra e Parigi al passaggio della torcia, il Comitato olimpico internazionale (Cio) discuterà da domani per 3 giorni se interromperne il viaggio mondiale dela fiaccola. Il presidente Cio Jacques Rogge ha annunciato una decisione per l’11 aprile. Contraddicendo Sun Weide, portavoce del Comitato organizzatore delle Olimpiadi che, dalla “lontana” Pechino, aveva assicurato ai giornalisti che “nessuna forza può fermare il viaggio della torcia dei Giochi di Pechino”. Sarà importante la tappa a San Francisco, dove domani passa la torcia e sono già state annunciate forti contestazioni. Attivisti pro-Tibet hanno scalato ieri mattina il ponte Golden Gate – simbolo della città per il quale passerà la torcia -  per esporre, a 46 metri d’altezza (nela foto) la bandiera del Tibet e due striscioni con scritto “Un mondo un sogno. Tibet libero” e “Tibet libero 08”. Ma il sindaco Gavin Newsom è determinato a far svolgere comunque il percorso, nonostante una dichiarazione dei leader politici cittadini che salutano la torcia con “preoccupazione e protesta”. A Parigi, nonostante la presenza di oltre 3mila poliziotti, le proteste hanno costretto a fermare la torcia dopo appena 200 metri. E’ stata spenta e fatta salire su un autobus. Lungo i 28 chilometri del percorso ci sono state continue interruzioni, bandiere tibetane o di protesta hanno sventolato da molti edifici comprese la Torre Eiffel e la cattedrale di Notre Dame. Infine la torcia è stata portata in pullman allo stadio Charlety per la cerimonia finale. E’ stata annullata la prevista sosta al municipio, perché sull’edificio erano stati issati striscioni di contestazione “sgraditi” a Pechino. Sempre ieri Hillary Clinton, candidata alla nomination democratica, ha chiesto al presidente George W. Bush di boicottare la cerimonia d’apertura dei Giochi l’8 agosto, se la Cina non cambia politica sui diritti umani. Bush a marzo, poco dopo l’inizio della repressione in Tibet, ha confermato la sua partecipazione alla cerimonia, motivando che i Giochi sono un fatto a sé stante.
    April 07

    Lettera aperta di Alex Zanotelli a Walter Veltroni

    Di seguito si riporta per intero la lettera aperta scritta da Alex Zanotelli e indirizzata a Walter Veltroni - Segretario del PD, in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua. Questa giornata è stata proclamata nel 1993 dall'Assemblea delle Nazioni Unite. Ogni anno il 22 marzo si celebra la Giornata Mondiale dell'Acqua: perché la carenza di acqua è una emergenza mondiale e in alcune aree del pianeta è una vera e propria catastrofe.

    Caro Walter,pace e bene!
    Oggi, giornata Mondiale dell'acqua, mi sono sentito ancora più spinto a scriverti questa lettera aperta. Ho esitato molto a farlo proprio perchè siamo in piena campagna elettorale., ma alla fine ho deciso di scriverla mosso dall'enorme grido degli impoveriti che mi ruggisce dentro. Tu sei venuto a trovarmi a Korogocho, una spaventosa baraccopoli di Nairobi - Kenia, e hai toccato con mano come "vivono" i baraccati d'Africa. Davanti a quell'inferno umano, tu hai pianto. Mi avevi promesso, in quella densa conversazione nella mia baracca, che avresti portato quell'immenso grido di sofferenza umana nell'area politica. Ora che sei il segretario del PD sembra che ti sia dimenticato di quel "grido dei poveri". Non ne sento proprio parlare. Non chiedo carità (non serve!), chiedo giustizia, quella distributiva che è il campo specifico della politica. E non parlo solo della fame del mondo (fa già parte degli 8 obiettivi del Millennio, su cui si è fatto quasi nulla!), ma soprattutto della sete del mondo. (Infatti non è più il petrolio il bene supremo, ma l'acqua che, con i cambiamenti climatici, andrà scarseggiando). Se per questo è vero, perchè nel tuo programma elettorale appoggi la privatizzazione dell'acqua? Lo sai che questo significa la morte di milioni di persone per sete? Con questa logica di privatizzazione, se oggi abbiamo cinquanta milioni di morti per fame, domani avremo cento milioni di morti di sete. Sono scelte politiche che si pagano con milioni di morti. Caro Walter, perché quelle tue lacrime su Korogocho non le puoi trasformare in gocce d'acqua per i poveri? L'acqua è sacra, l'acqua è vita. Caro Walter, perchè non puoi proclamare che l'acqua non è una merce, ma un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità locali con totale capitale pubblico, al minimo costo possibile per l'utente, senza essere SPA? Solo così potrai asciugare le tue lacrime e quelle degli impoveriti del pianeta, ma anche dei poveri del Nord come le classi deboli di questa mia Napoli. Chi dei nostri poveri potrà mai bere l'acqua del rubinetto, con bollette aumentate del 300%, come è avvenuto ad Aprilia (Latina)?

    Caro Walter, sull'acqua ci giochiamo tutto, ci giochiamo la nostra stessa democrazia, ci giochiamo il futuro del pianeta.
    Caro Walter, non dimenticarti di quelle lacrime di Korogocho!

    Alex Zanotelli

    bambini_acqua.jpg

    per saperne di più su Padre Alex http://it.wikipedia.org/wiki/Alex_Zanotelli

     

    April 05

    ....

    Questo è il colmo...

    Questo è il colmo, accusano gli 'zingari' di lasciare dei segni, quando girano per le case a chiedere l'elemosina; dei segni per svuotare più tardi le stesse case... E le ruspe non si fermano nemmeno vedendo le donne e i bambini che corrono piangendo disperati per la loro povera casa, distruggono tutto senza pensare o curarsi di pensare di dove andranno a vivere tutte queste persone...

    Questo è il colmo, accusano gli “zingari” di lasciare dei segni, quando girano per le case a chiedere l’elemosina; dei segni per svuotare più tardi le stesse case. Questo è proprio il colmo! Non sapendo più che cosa raccontare per scacciare i Sinti e Rom, per farli odiare e per istigare tutti contro di loro trovano questo motivo, i segni…

                                                           

    Intanto a Firenze ne succedono di tutti i colori. Alcuni mesi fa l'ordinanza anti-lavavetri non permette a delle persone disperate, esseri umani, di praticare un onesto lavoro per sfamare la propria famiglia. Un lavoro duro e pericoloso, tutto il giorno in mezzo la strada con delle persone alla guida delle proprie autovetture, molte volte ingiuste e cattive. Oggi, con la scusa dell’incidente capitato ad una donna anziana, non si può più nemmeno chiedere la carità per le strade e sui marciapiedi, perché crea intralcio e pericolo per il traffico o per i pedoni, è questa l’affermazione fatta dall’assessore Graziano Cioni e avvallata dal sindaco Leonardo Domenici. Ma mentre a Firenze non lasciano a lavorare onestamente le persone solamente perché di un'etnia molto povera, a Milano sta succedendo di molto di peggio. A Milano vogliono scacciare chi dopo tanti sacrifici ha avuto la fortuna di trovarsi un lavoro, un lavoro trovato con il sudore sulla fronte, magari non mangiando per giorni interi andando in giro per tutta la città a chiedere qualsiasi lavoro, senza guardare e badare se un lavoro era sotto pagato, basta trovarne uno per poter mangiare e dare da mangiare a tutta la famiglia. No! A Milano non basta questo, stanno anche sgomberandoli dalle loro misere baracche di cartone, legno e lamiere, dove poter vivere al riparo dall’acqua, sole e notte con la propria famiglia, donne, bambini e volte anche dei vecchi. No! Le ruspe non si fermano nemmeno vedendo le donne e i bambini che corrono piangendo disperati per la loro povera casa, distruggono tutto senza pensare o curarsi di pensare di dove andranno a vivere tutte queste persone, che cosa faranno, avranno un altro posto o non ce l’hanno? A loro non importa, pensano soltanto allo stipendio che il comune gli darà. È stato, come l'ha definito la Curia con un comunicato avallato dall'arcivescovo Dionigi Tettamanzi, uno sgombero «dove si è scesi sotto il rispetto dei diritti umani». Un rispetto «che imporrebbe almeno qualche tanica d'acqua. Ma non si può nemmeno biasimare questi Vigili Urbani, perché non sono gli unici che non vedono, che non pensano e non si curano di dove andranno a finire queste persone: se riusciranno a dormire, a mangiare, a lavorare, ad avere un tetto sulla testa. Pensano soltanto che sono dei Rom… degli “zingari”: persone inumane, bestie, inaffidabili, ladri, delinquenti, sporchi, brutti, eccetera, eccetera... Fanno soltanto quello che tutti fanno… Niente, niente per fermare e alienare il loro perpetuo dolore. Perfino l’Unione Europea fa quello che fanno tutti: niente! Ed il niente per molte persone è molto utile e vantaggioso. L’Europa ha sempre e soltanto sgridato l’Italia, come fa una madre con il proprio bambino, senza condannarlo del reato che ha commesso; una sgridata e una diffida a non rifarlo e niente di più. Ed ecco che l’Italia maggioritaria si approfitta, con la sicurezza che nessuno la fermerà; sa che ci saranno persone che la sgrideranno, parleranno un po’, diranno anche un mucchio di cose, scriveranno un mucchio di cose sui quotidiani, ma sanno che sotto, sotto nessuno farà niente di concreto, nessuno verrà denunciato o accusato di qualcosa. Chi può salvare queste persone, chi può veramente fare qualcosa di concreto e positivo, chi può fermare questa persecuzione razziale che sta andando avanti per secoli, chi può veramente portare un cambiamento totale nella vita dei Rom e Sinti, chi… se non lo fa l’Europa Unita, l’Onu, i Vescovi, i Papi che ci sono e che verranno, chi se non lo faranno loro, chi se non ci riescono loro… Come riescono a parlare di pace, di allargare e unire tutta l’Europa, di lavoro, di convivere con tutte le etnie del Mondo, di portare benessere per tutti, di sconfiggere tutto il male del Mondo, come fanno a parlare di tutte queste cose mentre stanno ancora sopprimendo i popoli dei Sinti e dei Rom, popoli nati e cresciuti in tutta l’Europa, colpevoli soltanto di vivere nella più totale povertà.

     

     

    Sms e solidarietà

    La solidarietà delegata va a gonfie vele, la beneficenza asettica e multimediale raggiunge le latitudini più lontane. Nulla di male, anzi. Sarebbe bello però che tutto questo si configurasse come un «supplemento di amore», non come il surrogato di relazioni che implicano il coinvolgimento verso chi chiede il mio aiuto qui e ora.

    Nelle due settimane che seguirono lo tsunami del 26 dicembre 2004, gli italiani donarono via sms 28 milioni di euro. Il dato è stato reso noto lo scorso gennaio dai gestori telefonici. È uno dei numerosi esempi che illustrano l'ammirevole generosità di molti italiani. Del resto, una recente indagine condotta da Focsiv e Doxa (Barometro della solidarietà 2007) conferma la diffusa predisposizione a fare donazioni in denaro: il 45% dei soggetti intervistati ne ha effettuata almeno una negli ultimi dodici mesi.

     

    Tanta generosità investe di gravose responsabilità coloro che se ne fanno intermediari: a livello internazionale si tratta di grandi organismi come l'Onu o l'Unicef, organizzazioni non governative, istituti missionari; a livello nazionale, incontriamo un ampio e variegato mondo che va da piccole associazioni di volontariato a grandi fondazioni bancarie o istituti di ricerca medica. Purtroppo non mancano casi in cui correttezza e onestà sono quantomeno dubbie, ma, nel complesso, il mondo della solidarietà organizzata dimostra dedizione, trasparenza e professionalità.

     

    Vorremmo però qui riflettere sulle particolari modalità attraverso cui si mettono in atto gesti come quello citato all'inizio. La beneficenza, l'elemosina sono sempre esistite e sono scelte dense di significati umanitari e religiosi. Ma oggi entrano in gioco elementi che hanno a che fare con il diffondersi delle nuove tecnologie. Basta un messaggio via cellulare, una telefonata con cui comunicare il numero della propria carta di credito o un click del mouse, ed ecco che parte l'offerta in denaro. Grazie ai mezzi di comunicazione che ci «avvicinano» alle grandi calamità naturali o alle emergenze umanitarie causate dalle guerre, ci sentiamo coinvolti da ciò che è geograficamente lontano; non è più possibile trincerarsi dietro un «non sapevo». L'invio del denaro è allora immediato, quasi spontaneo, e tuttavia il coinvolgimento personale risulta mediato, virtuale. La commozione è forte e autentica, ma non riesce ad elevarsi al livello di compassione (nel senso etimologico di «patire con»). L'aiuto fornito è certo utile ma anche immateriale: qualcun altro provvederà a trasformarlo in azione concreta. Lo sdegno è vibrante ma passeggero (poiché i mass media presto si occuperanno d'altro) e difficilmente il nostro stile di vita verrà messo in discussione.

     

    Viene da chiedersi se non si possa stabilire un collegamento tra le ambivalenze qui evidenziate e altri fenomeni messi in luce dalle indagini sociologiche: il progressivo allontanamento degli italiani dal volontariato esercitato in prima persona, i crescenti segnali di intolleranza o di fastidio nei confronti degli stranieri, specie se poveri, il pessimismo sulla politica come impegno personale e servizio per il bene comune. La solidarietà delegata va a gonfie vele, la beneficenza asettica e multimediale raggiunge le latitudini più lontane. Nulla di male, anzi. Sarebbe bello però che tutto questo si configurasse come un «supplemento di amore», non come il surrogato di relazioni che implicano il coinvolgimento verso chi chiede il mio aiuto qui e ora. Ricordando che il samaritano, oggi come ai tempi della parabola evangelica, si fa prossimo di colui che incontra sulla propria strada e che altri fingono di non vedere.

    April 04

    Harambèe 2008

    La settimana di educazione alla mondialità del VIS

    La settimana di Educazione alla Mondialità, organizzata ogni anno nell’ultima settimana di Agosto, rappresenta un momento importante di studio e riflessione che si propone di analizzare le diverse variabili che incidono sul complesso fenomeno dello sviluppo. Questa settimana costituisce un’occasione importante di formazione e sensibilizzazione per operatori del settore, operatori specializzati delle ONG e per quanti siano interessati alle tematiche trattate, offrendo loro l’opportunità di confrontarsi e di aggiornare la loro preparazione.

    La Settimana di Educazione alla Mondialità rappresenta un appuntamento prestigioso e costante nell’ambito delle iniziative educative e formative intraprese dal VIS. Ogni anno docenti universitari ed esperti di settore propongono ai partecipanti un ciclo di approfondimenti su un tema specifico, connesso alle tematiche della cooperazione allo sviluppo. La partecipazione alla Settimana EaM è aperta a chiunque sia interessato. La Settimana di Educazione alla Mondialità 2008 ci vedrà coinvolti in una sorta di pellegrinaggio itinerante, tra la Croazia, la Serbia e la Bosnia Erzegovina. Sarà un’immersione a 360° in queste Terre. Non è facile parlare dei Paesi Balcanici. Ogni stato presenta la propria storia, i propri numeri di sfollati, dispersi, morti e per finire la propria religione. In ogni città incontreremo un esponente della vita sociale o culturale locale che ci aiuterà a approfondire le cause della guerra e le speranze di Pace. Forse una settimana itinerante non sembra attinente a ciò che ci siamo prefissati al VIS, cioè di “fermarci”,ma siamo certi che non c’è modo migliore di avvicinarsi a questa realtà che non sia quello di respirarla e di viverla. Siamo sicuri che nessuno resterà indifferente. Queste Terre e le mille storie spaccano in due, in tre, in mille pezzi l’anima, il cuore, la nostra piccola ragione. E ognuno capirà perché è valsa la pena venire qui con noi. 

    Per saperne di più  e scaricare la brochure http://www.volint.it/       

                                   loc_harambee_08

     

    Ø          25 aprile 2008

    Ore 16.30 Arrivi e sistemazioni nel Villaggio Emmaus (Foggia)

    Ore 17.30 Inizio Harambèe:

          -    Saluto di don Vito Cecere – Incaricato della Piccola Comunità di Emmaus

    -          Avvisi tecnici sulla struttura e divisione in gruppi

    -          Presentazione tema: Maneggiare con cura…” (don Mimmo Madonna)

    Ore 20.15 Cena (prodotti locali condivisi)

    Ore 21.15 Serata allegra

    Ore 23.00 Preghiera e buonanotte

     

    Ø      26 aprile 2008

    (probabilmente sarà con noi durante questa giornata don Giovanni Corselli, missionario in Madagascar e Direttore di Bemaneviky)

     

    Ore 7.30 Sveglia

    Ore 8.30 Preghiera

    Ore 9.00 Colazione

    Ore 9.45 Intervento:    

    “Tessendo un domani migliore su una Terra verde:
    La sfida ecologica in attesa della gioventù di oggi”
     
     
    a cura di don Joshtrom Isacco Kureethadam

    (salesiano dell’India, catechista della comunità di Roma-Gerini, dimora degli studenti di teologia,

    e prof. di Filosofia della Natura all’Università Pontificia Salesiana)

    Ore 10.30 Lavoro a gruppi

    Ore 11.15 Intervallo

    Ore 11.45 Condivisione

    Ore 13.45 Pranzo

    Ore 14.30 Tempo libero (alcuni prepareranno la celebrazione eucaristica della Domenica, altri incideranno l’inno dell’AM/VIS IME)

    Ore 15.15 Riassettiamoci …

    Ore 15.45 Visitiamo la Fattoria didattica (a gruppi)

    Ore 17.00 Tutti nella “Piazza della Solidarietà” (visiteremo e lavoreremo presso alcuni stand):

    1) Salvaguardia del creato e cambiamenti climatici; 2) Salvaguardia del creato e diritti dell’infanzia; 3) Commercio Equo-solidale; 4) Banca Etica;

    (I giovani sceglierebbero almeno due dei punti informativi, ruotando al suono di tromba dopo circa 30’)

    Ore 19.00 Intervallo

    Ore 19.30 Testimonianza: don Michele De Paolis (fondatore di Emmaus ed ex missionario nelle Americhe)

    Ore 20.30 Cena

    Ore 21.30 Serata con Niccolò Fabi

    Ore 23.00 Veglia Missionaria: buonanotte di don Gino Cella (Delegato PG)

     

    Ø      27 aprile 2008

    Ore 7.00 Sveglia

    Ore 7.45 Colazione

    Ore 8.30 Partenza per la Comunità Salesiana di Foggia

    Ore 9.30 S. Messa presieduta dall’Ispettore don Pasquale Martino

    Ore 11.00 Visita all’Associazione BAOBAB

    Ore 12.30 Pranzo e… partenze

    Þ  Per ulteriori informazioni  scrivere a: vocazioniemissioni@sdbime.it 

     

    Non avere puara e spera nel Signore!

     SENTIAMO L'ECO DELLA SUA PAROLA CHE RISUONA ANCORA...
                              
     

    O Trinità Santa,
    ti ringraziamo per aver donato alla Chiesa
    il Papa Giovanni Paolo II
    e per aver fatto risplendere in lui
    la tenerezza della tua paternità,
    la gloria della Croce di Cristo
    e lo splendore dello Spirito d’amore.
    Egli, confidando totalmente nella tua infinita misericordia
    e nella materna intercessione di Maria,
    ci ha dato un’immagine viva di Gesù Buon Pastore
    e ci ha indicato la santità
    come misura alta della vita cristiana ordinaria
    quale strada per raggiungere la comunione eterna con te.
    Concedici, per sua intercessione, secondo la tua volontà,
    la grazia che imploriamo,
    nella speranza che egli sia presto annoverato
    nel numero dei tuoi santi.
    Amen.