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    July 21

    Con le scarpe dei poveri (La pazienza di Dio e l’impazienza degli uomini)

    Un uomo che tenta di comunicare con me, mi dice: ‘Albania esht (è)…’ e si ferma, non sa come continuare, poi alza il piede è mi mostra la scarpa completamente aperta!

     

    Quando giunsi in Missione, ho trovato tempi lunghissimi, per mancanza di mezzi, per impossibilità a mantenere gli impegni assunti, per la forma mentis e per lo stile di vita meno veloce e motivato di quello Occidentale. 50 anni di comunismo li avevano demotivati, non riuscivano ad avere interessi, a  scattare e coinvolgersi con facilità perciò tutto si svolgeva al rallentatore.

    Si meravigliavano dei miei ritmi. Io mi meravigliavo di loro. Due concezioni di vita e due ritmi difficilmente conciliabili e comprensibili reciprocamente. Provenendo da una dimensione e da un ritmo frenetico, era come cadere nel vuoto e nel nulla, camminare all’indietro, sconfessare e rinnegare me stesso (chi vuol venire dietro di me rinnneghi se stesso…), collocarmi in un altro mondo. È facile andare avanti ma andare indietro è contro natura. Ripiombare nel silenzio (per la difficoltà della lingua),nel buio(senza energia elettrica), nella distanza(senza macchina e senza strade), nella manualità assoluta(senza mezzi tecnici), può rivelarsi igienico per la mente,il corpo e lo spirito. Passare al silenzio e alla calma può diventare un’occasione preziosa per convertirsi non solo a Dio ma anche al prossimo

    Anch’io rischiavo di diventare sfasato: faticavo a rispondere ai ritmi della retroguardia, i miei partners occidentali. Facilmente mi sentivo rispondere: ‘richiami a tale ora’. Loro non sapevano che dovevo fare decine di chilometri, correre da un centralino all’altro, da un paese all’altro perché non era facile trovare un telefono funzionante e affrontare ore di fila, schiacciato in mezzo a una moltitudine di persone maleodoranti che attendevano una chiamata dei figli dall’estero. Quelle erano le capacità, i mezzi e le possibilità. O abbandonare tutto o raccordare i tempi con quelli della gente. Tutto questo mi ha rivelato la grande virtù della pazienza che non è una specie di rassegnazione passiva che si addice ai deboli ma la dimensione positiva e costruttiva dei forti, la scelta di rispettare l’altro, incontrarlo nei suoi tempi e aiutarlo a crescere e maturare. Entrare nel tempo dell’altro. Dare all’altro il tempo necessario di cui ha bisogno. A scuola, in chiesa, nel lavoro, i tempi di ognuno sono diversi. Un genitore, un educatore, un responsabile deve saper dare ad ognuno il tempo di cui ha bisogno, come il contadino che conosce i tempi di ogni seme e non forza la mano, non fa violenza ma aspetta il tempo giusto e necessario. La fretta, l’assillo, l’imposizione e la sfiducia possono diventare violenza e prevaricazione, creano danni e rovinano tutto, nel tentativo maldestro di voler assoggettare l’altro ai nostri tempi e alle nostre vedute. Non sopportiamo l’idea che l’altro possa anche sbagliare. Ci sono momenti in cui il cammino di una persona, di un figlio, di un popolo, si ferma o devia. Bisogna saper accettare anche questo poiché fermarsi, deviare ed errare sono anch’esse espressioni della vita e della libertà e dobbiamo saper esprimere l’amore gratuito e la stima: l’unica mano tesa possibile ma indispensabile, in certi momenti. Una mamma si lamentava del figlio con un insegnante che le ripeteva sempre: ‘stia tranquilla, suo figlio è intelligente, recupererà’. Era l’unico che vedeva oltre la caligine del presente, credeva in quel giovane e gli dava un anticipo di fiducia. I fatti gli hanno dato ragione. Ricevere fiducia è una sfida, una scommessa e un impegno che può cambiare la vita. Dobbiamo essere larghi nel dare tempo e speranza. Avere il cuore aperto, accompagnare il cammino  dell’altro con la fiducia. L’esempio della pazienza ci viene dal padre del Figliol prodigo che concede tempo ma aspetta il ritorno del figlio. Salendo un altro gradino giungiamo alla grande pazienza di Dio Padre che riesce a rapportarsi con i tempi al rallentatore degli uomini:il più grande miracolo di Dio.Noi siamo il frutto più bello della Sua pazienza, il segno della Sua fiducia e speranza in noi. Dio, misericordioso pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, giudica con mitezza e governa con molta indulgenza. Per questo tollera e permette anche il male: lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura. (Don Carmelo La Rosa)

    July 09

    La Coalizione italiana contro la povertà lancia le sfide per il G8 2009 in Italia

                                                                   

    Summit G8 2008

    Una rappresentanza della Coalizione Italiana contro la povertà - la rete di 71 ONG, enti non profit e realtà associative della società civile italiana - è presente al Summit del G8 di Hokkaido in Giappone per fare pressione sul Governo italiano affinché siano mantenuti gli impegni internazionali presi in passato. Si chiede inoltre ai nostri rappresentanti istituzionali di far proprie tali tematiche e di considerarle punti irrinunciabili per l'agenda del prossimo G8 che si terrà nel 2009 a La Maddalena in Italia. Siamo sempre più lontani dal raggiungimento del 1° Obiettivo del Millennio che si propone di "eliminare la fame e la povertà estrema". La crisi alimentare dovuta alla crescita dei prezzi è imputabile ad un'iniqua redistribuzione delle risorse, tale da provocare situazioni di povertà e di difficile accesso al cibo anche nei Paesi occidentali. Occorre dare risposte concrete alle gravi crisi economiche, finanziarie e ambientali e alle ripercussioni di queste sull'economia mondiale e sulla salute dell'uomo. Per essere efficaci è urgente agire in netta discontinuità con il passato, recuperando il ruolo della politica e il valore di una partecipazione democratica dei cittadini alla governance globale. Solo così si potrà lavorare congiuntamente contro la povertà, per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e assicurare a ciascun individuo il godimento dei diritti fondamentali e l'accesso ai beni comuni.